Il Messaggero del 02-01-2010
LATINA. «I nostri soldi non sono diversi da quelli degli altri e nemmeno i nostri diritti, come il diritto di prendere un caffè con la famiglia il 31 dicembre seduti in terrazza godendosi il sole e il mare senza dover subire l’umiliazione di un rifiuto tanto maleducato». E’ l’invito - tutt’altro che cortese secondo il loro racconto - ricevuto da Alessandro Forlani e Antonella Cappabianca in un locale sul lungomare di Latina. Alessandro e Antonella sono non vedenti,con i loro cani guida erano insieme alla famiglia al mare. Lì è capitato « un episodio di ignoranza e inciviltà». Si erano fermati in un ristorante bar ma il titolare «Appena ci ha visti salire i gradini del locale ci ha subito aggrediti verbalmente, dicendo che i cani non erano ammessi, perché lì c’era gente che mangiava. Di fronte al nostro tentativo di spiegare che quelli erano cani guida per ciechi e che erano ammessi, ha replicato che c’era il cartello e che a lui non importava niente. Lui ci ha detto che lì non saremmo entrati e ci ha intimato in malomodo di scendere anche i 4 gradini della terrazza,sui quali c’eravamo fermati per parlargli». A quel punto Alessandro e Antonella hanno deciso di andare avanti perché «se tutti stanno sempre a guardare,le cose non cambieranno mai». La coppia ha chiamato i vigili urbani «che dopo circa un’ora ci hanno raggiunto all’ingresso del ristorante». Il titolare ha provato a essere più conciliante, è stato fatto comunque un verbale ma resta l’amarezza. «Abbiamo la fortuna di viaggiare spesso e dobbiamo constatare con dispiacere che all’estero non ci capita quasi mai di dover discutere con un ristoratore o un negoziante. Se ci capita di avere un rifiuto, in genere basta dare una spiegazione, per trovare un accordo. Perché qui capita così spesso di scontrarsi contro questi muri di gomma? Perché un professionista dellaristorazione può candidamente ammettere di non conoscere le norme sull’accesso dei cani guida per ciechi?»
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